Il disegno di un Museo
del Diabete si è definito durante la revisione conclusiva di un archivio personale, che
riflette - oltre all'inavvertito trascorrere di una vita con gli irrimediabili rimpianti,
le intrasmissibili esperienze e le fínali amarezze - 50 anni dedicati, con alterna
fortuna. alla cura dei diabetici. Il tempo ritrovato ha riportato in luce una estesa
documentazione, non solo autobiografica e contingente, su una rivissuta storia medica,
sociale e intellettuale dei diabete, tanto da poterne identificare - per immagini o
riferimenti - personaggi, mentalità e periodi.
Il disparato materiale era a poco a poco affluito alla sede della Associazione Karen Bruni
Böcher, aperta a Torino nel 1984, in via Beaumont 72, nell'appartamento già di Benedetto
e Umberto Bruni e da questi lasciato ai nipoti Bruno e Ludovico Bruni. Qui, seguendo il
filo del destino, il complesso documentario poteva trovare conservazione, ordinamento,
studio e ampliamento, temporaneamente evitando il deperimento e la dispersione. Un
mini-museo privato, appunto, con una sua storia singolare, quale pretesto. E senza una
linea ideologica precisa. Ma con la giustificazione della dimensione antropologica e
sociale unica che ha presentato e oggi presenta il diabete come situazione esistenziale
oltre che come malattia di antica speculazione: in ogni caso, una prova dei coraggio
individuale oltre che una espressione dei cimento medico. Oltre
ad una ricca raccolta di materiale |