Tornando
a Willis, egli ci ragguaglia anche dei suoi risultati terapeutici su di un
“conte illustrissimo, di alti natali e
di insigni doti morali". Erano
state ordinate le consuete prescrizioni a base di gomma arabica e tragacanto.
"La dieta consisteva soltanto in
latte, che il conte assumeva più volte al giorno, ora crudo, ora diluito in
acqua distillata o in acqua di orzo, ora bollito con pane bianco o con orzo. E
migliorava giorno per giorno con l'impiego di questi alimenti, sicché in pochi
mesi sembrava quasi guarito: quando cominciò a riacquistare le forze, una urina
senza più sapore dolce non superava di molto la quantità delle bevande
assunte, poi una urina senza alcun sapore fu eliminata in quantità minore a
quella dei liquidi ingeriti. Infine, così rinvigorito, il conte tornava alla
precedente dieta".
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Ma
- a vent'anni dalla morte - il Villisio è criticato e non da tutti rispettato.
Martin Lister (1638-1711), medico della regina Anna, dichiara, ad esempio, nelle
sue "Octo exercitationes medicinales" (1697) (Fig.2),
"decisamente sospetta" la urinae dulcedo, dal
momento che gli Antichi non ne hanno mai parlato; e chiama
"merae fabulae " le
spiegazioni date da Willis.
Patetico
il tentativo di mettere d'accordo Galeno con Willis del parmense Pompeo Sacco
(1634-1718): l'urina è
"dolce sebbene contenga parti
saline". D'altra
parte, Thomas Sydenham (1624-1689), l'Ippocrate inglese, che riferiva il diabete
a un disturbo della chilificazione digestiva, trova la sostanza mielata
nell'urina di molti suoi pazienti. E
"mellitissimus " è
il forbito accademico complimento che Michael Ettmueller (1644-1690) di Lipsia,
rivolge a Johannes Dolaeus (1634-1707) nel dedicargli (1680) la sua grande
opera. Egli accenna a un diabete
nothus ("Le urine sono dolci e
mellite ") e a un
diabete verus (mancano questi segni).
Lazare
Rivière (1589-1655), il Riverio, riteneva comunque disdicevole alla dignità
dei medici l'assaggio dell'urina.
Passa
anche la grande stagione degli anatomici, senza alcun chiarimento: Giovan
Battista Morgagni (1682-1771) dichiara candidamente di non aver mai praticato
una necroscopia di diabetico. 
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